14 Novembre 1951: il giorno in cui il Po fermò il tempo

“[…] Le nostre cicatrici hanno il potere di ricordarci che il passato è reale.”

(Dal film Red Dragon)

ANGELA

Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Quella notte fredda di novembre la mia vita cambiò per sempre, e probabilmente sarebbe finita in quello stesso momento se non avessi dato ascolto a quel ragazzo venuto da un altro mondo.

Mia nonna Nilde si trovava ancora all’ospedale di Rovigo per quella brutta caduta dalle scale che le aveva provocato la frattura di un paio di ossa. Io mi trovavo sola in casa a pensare sia a lei che alla piena del Po, che minacciava di esondare da un momento all’altro. Avevo una paura tremenda, dopo aver perso i genitori per colpa delle bombe di una guerra inutile non volevo perdere anche la nostra casa a causa di un brutto scherzo del grande fiume.

Nel pomeriggio andai nella bottega di alimentari del paese per comprare un pezzo di ciambella che tanto piaceva a mia nonna e che avrei dovuto portarle il giorno dopo in ospedale.

Appena uscii in strada mi ritrovai davanti un ragazzo alto con barba e un taglio di capelli che andava di moda tra gli americani in quel periodo, lo sapevo perché vidi alcune immagini alla televisione del Bar Sport di Gigi.

Mi guardò e mi disse: “Ciao, scusa posso chiederti un’informazione?”

“Ciao. Certo, di cos’hai bisogno?”

“Vorrei sapere dov’è la biblioteca comunale, sai non sono di qui e non conosco bene le vie!”

“La biblioteca è in centro, dietro la Chiesa ma non so se è ancora aperta adesso, perché Lauro a volte chiude prima per andare a sistemare alcune cose in municipio, è un tuttofare. Se vuoi ti accompagno fino là. Comunque piacere,  Angela.”

“Ah giusto, piacere Vito. Accetto volentieri il tuo invito perché altrimenti farei fatica a trovarla! Speriamo di avere fortuna e che sia aperta. Sai, sto cercando dei documenti sulla storia del Po per un saggio di scuola.”

“Che bell’argomento per un saggio. Che scuola frequenti? Diciamo che non è un bel periodo per il nostro fiume, visto che è altissimo in questi giorni, come avrai notato. Comunque qui in paese ci sono persone che ne hanno da raccontare sul Po più dei documenti della biblioteca, dovresti provare a chiedere da Gigi, al Bar Sport!”

“Direi che hai avuto una buona idea Angela, forse potrei aggiungere ai documenti ufficiali anche i ricordi della gente del paese, alla fine sono storie di vita anche quelle.”

Fu poco prima di arrivare alla biblioteca che quel ragazzo, sicuramente Vito non era il suo vero nome, iniziò a parlarmi di cose che sarebbero accadute, sembravano pezzi di racconti di Edgar Allan Poe, e mi fece una paura terribile.

“Ascolta Angela, devo dirti alcune cose importanti. Ti prego ascoltami bene e non scappare. Io sono venuto a cercarti di proposito e so per certo che questa notte il Po romperà proprio qui, e sarà un disastro. Ci saranno dei furgoni che caricheranno le persone per portarle in salvo; il numero 29 passerà dove abiti ma tu non dovrai salirci, ti prego. Non tornare a casa, puoi rimanere con me fino a domattina, andremo in un posto sicuro!”

“Ma cosa stai dicendo? Ma tu chi sei veramente? Mi stai spiando da tempo o vuoi approfittarti di me o ti inventi queste storie assurde per conquistarmi?! Lasciami in pace, tu sei pazzo…”

“No, ascoltami, non scappare!È tutto vero, io lo so perché vengo dal futuro ed è già successo tutto! Tua nonna Nilde ti chiama “la me fraga tuta mata!” perché hai una voglia a forma di fragola sulla spalla destra. Non è così?”

E scappai. Ma mentre sentii le ultime sue parole il mio cuore quasi si fermò. Come faceva a sapere quei dettagli del mio corpo e della mia vita? Era veramente venuto da un’altra epoca? Quei dubbi mi salvarono la vita, perché non salii mai su quel furgone ma passai la notte nelle scuole di un paese vicino adibite a dormitori per chi aveva le case già inagibili a causa della piena. Riuscii ad entrare grazie all’aiuto di un’amica che mi fece sgattaiolare dentro dal retro. 

Da quel giorno ne è passato di tempo. Due anni dopo iniziai a lavorare nella biblioteca di Rovigo e a 25 anni, nel 1958 mi trasferii a Susa, un paese vicino a Torino con il mio fidanzato dell’epoca. Anche lì lavorai nella biblioteca comunale, fondando anche un’associazione ambientalista che curava il benessere delle aree golenali e degli argini vicini al fiume. Scelsi quel lavoro per rimanere documentata su tutte le vicende che riguardavano il fiume Po, perché ormai faceva parte di me, e soprattutto per ritrovare quel ragazzo misterioso, un giorno o l’altro. E quel giorno finalmente è arrivato. Oggi, nel 2010, dopo anni e anni di attesa. A 77 anni me lo ritrovo davanti così com’era allora, mentre legge il suo racconto che gli è valso il primo premio nel concorso Le Voci del Po, indetto in un piccolo paese chiamato Bergantino, non lontano dal mio paese d’origine, Occhiobello.

L’emozione è forte, sto persino sudando anche se questa giornata di fine ottobre è tutt’altro che calda. Se n’è accorto pure Edoardo, amico fidato, che mi ha chiesto se va tutto bene. L’ho rassicurato e ringraziato ancora per avermi accompagnato da Susa fino a qui nel Polesine.

Ecco, sta salendo sul palco per leggere il suo racconto, e si chiama Alex, non Vito. Prima grande sorpresa!

ALEX

“Buongiorno a tutti i presenti per questa giornata di premiazioni. In qualità di sindaco di Bergantino è per me un onore chiamare qui sul palco il vincitore del primo premio per la sezione racconti, che ci leggerà la sua opera. Un applauso ad Alex De Grandi!”

“Buongiorno a tutti! È una vera gioia per me ricevere questo premio e leggervi il mio racconto, che sebbene sembri una storia fantastica è totalmente vera, anche se faticherete a crederci.

Tutto ebbe inizio in una calda giornata d’estate di qualche anno fa, quando il mio amico Michele mi chiese di aiutarlo per liberare la casa del suo defunto nonno, Eridanio Giusberti. Trovai uno scatolone in soffitta colmo di dischi in vinile, cosa di cui andavo e vado tuttora matto, e chiesi a Michele se potessi dare un’occhiata per vedere se ci fosse qualcosa di mio gusto.

“Fai pure Alex, se c’è qualcosa che ti interessa porta pure a casa… portali a casa anche tutti, così me li tolgo subito dalle scatole!!”

“Grazie bel!Ho già beccato un pezzo da 90, Made in Japan dei Deep Purple, che ne dici?”

“Ahh non è il mio genere, carica pure in macchina dai, andem!”

Quindi, come da pronostico, portai a casa tutta la scatola di dischi e il giorno dopo iniziai ad esaminarli uno ad uno. 

Quando arrivai ad estrarre dalla copertina Sgt. Pepper dei The Beatles, uscirono anche una piuma ed un foglio giallognolo piegato in più parti.

Il foglio mostrava una mappa della golena del Po disegnata in modo abbastanza accurato ed una nota scritta a penna che diceva: ‘Chiunque trovi questa mappa e voglia vedere il Po in un’altra epoca deve solamente dirigersi nel punto indicato dalla mappa portando con sé la piuma. Per nessun motivo dev’essere perduta la piuma, perché è l’unica chiave in grado di farvi entrare ed uscire dal portale. Buon viaggio!’

Rimasi per qualche istante come rintronato nel tentativo di capire se quello che avevo davanti fosse uno scherzo del mio amico o la scoperta del secolo. Il Po e la golena mi affascinavano sin da piccolo e rimasi particolarmente colpito dalla tragedia dell’alluvione del 1951. Decisi, quindi,  di provare a seguire la mappa e fare quel viaggio. Mi tornó in mente quell’articolo che lessi, un giorno, tra i documenti dell’alluvione conservati in biblioteca: parlava di una ragazza orfana, viveva sola con la nonna, che, la sera dell’alluvione a Occhiobello, salì su un furgone di salvataggio che purtroppo sprofondò tra le acque. La nonna raccontò la vicenda dall’ospedale, in quanto era ricoverata per curarsi da una brutta caduta. Si salvò dalla furia del fiume, ma il dolore patito per la perdita della nipote Angela fu così grande che la portó alla morte l’anno dopo.

Quindi partii con l’idea di andare in quell’epoca, ma non potendo scegliere l’anno e soprattutto non sapendo se tutta quella storia fosse vera, tentai la fortuna. E la dea bendata mi bació dritto in bocca: appena raggiunto il punto sulla mappa con la piuma nella tasca dei pantaloni fui catapultato in un’altra dimensione che mi pareva fosse nel passato. Non potei esserne certo, dal momento che mi ritrovai ancora nella golena, ma non vidi più i camini della centrale elettrica situata dall’altra parte del fiume (costruita negli anni Sessanta). Quindi raggiunsi il centro del paese -ah, ovviamente mi vestii stile anni Cinquanta grazie ad alcuni abiti trovati nei vecchi armadi di nonno- e mi parve di essere dentro ad una di quelle cartoline di Bergantino che, da piccolo, vedevo sempre appese nell’atrio della scuola elementare.  Andai al Bar Sport e, fingendomi interessato alla lettura del giornale, guardai la data: 14 novembre 1951. Non ci potevo credere, era proprio il giorno precedente all’alluvione e la mia mente andò subito alla storia di Angela, che la nonna chiamava “la me fraga tuta mata” per una voglia a forma di fragola che aveva sopra la spalla destra. Dovevo salvarla, quella era la mia missione. La fortuna volle che di lì a poco -erano le 9 di mattina- sarebbe partito un pullman in direzione Ferrara e lo presi al volo, pagando il biglietto in Lire, pensate un pochino. Alle 11 arrivai ad Occhiobello e, dopo aver chiesto ad alcuni passanti se conoscessero una certa Angela Dini, mi dissero che probabilmente potevo trovarla in una delle botteghe del centro, che ogni mattina andava a prendere qualcosa per sua nonna che era ricoverata all’ospedale di Rovigo. …”

L’INCONTRO

Da qui in avanti la storia la conosco ed anche voi. L’unica cosa che ora mi è chiara è che non lo vidi più dopo quell’incontro perché fu rimandato nella sua epoca poco prima dell’esondazione. Quindi il suo viaggio nel tempo durò meno di un giorno, poco, ma abbastanza per allungarmi la vita di molti anni. Lui non ha mai saputo di essere riuscito a salvarmi, infatti il suo racconto si chiude con il forte presentimento di aver fallito il suo intento.

La cerimonia è finita, tutti sono stati premiati e lui si sta dirigendo verso l’uscita, verso di me. È il momento perfetto per incontrarlo di nuovo, dopo anni, e dirgli grazie.

“Buongiorno giovanotto, complimenti per il tuo racconto, è stato un piacere sentirlo e rivederti di persona dopo tutto questo tempo.”

“La ringrazio signora. Mi scusi ma è sicura che noi ci siamo già visti? Mi perdoni ma non riesco a ricordare dove…”

Mi scostai un poco la maglietta e mostrai la voglia a forma di fragola.

“Forse questa ti aiuterà a ricordare. La me fraga tuta mata… ricordi?”

Rimase come impietrito per qualche secondo prima di riuscire a pronunciare un’altra parola.

“Ma… com’è possibile?! Angela, sei proprio tu?! Ho cercato il tuo nome ovunque quando sono tornato dal mio viaggio, ma non ti ho trovata. Mi ero rassegnato ormai. È incredibile!!! Sei proprio qui e sei… ehm… viva!!!”

“Sono proprio io Alex, viva e vegeta. Non mi hai trovata perché il mio cognome è Zammarini, Dini è quello che misero sugli articoli dell’epoca e con cui tutti mi conoscevano a Occhiobello. Era il cognome di mia nonna. Ma nemmeno tu mi dicesti il tuo vero nome, eh Vito?! Ne ho di cose da raccontarti, sai!!”

“Anch’io Angela, non sai quante! Mi concedi un caffè? Hai un po’ di tempo?”

“Tutto il tempo del mondo. Tutto quello che mi hai regalato da quel 14 novembre 1951 ad oggi.”

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