Marc Bolan: la storia del re del glam rock e il suo memoriale nascosto a Londra

A pochi passi da una tranquilla strada del quartiere di Barnes, lontano dai classici itinerari turistici di Londra, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. È il Rock Shrine dedicato a Marc Bolan, un memoriale che continua ad attirare fan da tutto il mondo, decenni dopo la sua scomparsa.

La pietra commemorativa, installata nel 1997 dalla Performing Right Society , recita: in rispettosa memoria di un poeta, scrittore e musicista. Tre ruoli interpretati magicamente da Marc, che meritano di essere analizzati.

Figura fondamentale del glam rock dei primi anni 70, Bolan ha saputo farsi anche apprezzare come poeta ed era molto interessato anche al cinema e all’idea di girare dei film.

Come disse in un’intervista del 1973 in Belgio (link: https://youtu.be/yyg66p90dHA?is=TL8hLXJjBNoGcquU), i media erano mezzi che avevano il potere di espandere il rock e di dare vita a quelle rivoluzioni di cui tanto si parlava in quei tempi. 

Per Marc, lui e gente come Mick Jagger e Rod Stewart, entrando in altri ambiti come la tv e il mondo del cinema, potevano dare vita a quella rivoluzione. A posteriori possiamo dargli ragione, in quanto l’impatto sulla cultura di massa di quegli artisti, compreso lui, condizionò parecchio il mondo della musica e non solo.

La sua collaborazione con Ringo Starr diede vita al film concerto del 1972 Born To Boogie che documenta i T. Rex all’apice della popolarità, nel pieno del fenomeno noto come “T. Rextasy”. 

Bolan definiva il rock’n’roll magico, formato da elementi magici, riconoscendo però nel potere dell’essere umano di relazionarsi con altri esseri umani la vera magia; quel contatto che crea elettricità che può muovere le menti e i cuori umani, un po’ come quando ci si innamora.

Secondo Marc la musica aveva bisogno di equilibrio, in quanto la melodia senza parole era ormai fuori moda mentre una canzone con ottime parole ma senza melodia era noiosa. Bisognava mettere insieme i due elementi, in equilibrio, ottenendo quello che Bob Dylan iniziò nei primi anni 60. Fu proprio  dopo aver ascoltato Dylan che Marc decise di scrivere le proprie canzoni e suonarle, visto che con la chitarra non se la cavava male. Gli ci vollero quattro anni (1969) per formare la prima band, i Tyrannosaurus Rex, composti da lui e Steve Peregrin Took alle percussioni e ai bonghi. Facevano folk acustico e gli album subito ebbero un buon successo, inserendo la band nel gruppo delle underground, ma poi ci fu un calo nelle vendite dei dischi che costrinse Bolan a passare alla chitarra elettrica, la vera svolta per i T.Rex. Marc scrisse Ride a white swan , che fu al numero 1 in quattro giorni e vendette due milioni di copie, lanciando la band verso il grande successo, grazie anche ad apparizioni in programmi come Top of the Pops. Il cigno bianco divenne il simbolo associato alla figura di Marc, e infatti se ne possono trovare molti e di diverse dimensioni accanto alla pietra del suo memoriale.

Ma non c’era spazio solo per la musica e per il cinema nella sfera lavorativa di Bolan, ma anche per la poesia.

Nel 1969, infatti, pubblicò il libro di poesie chiamato Warlock of love, un piccolo capolavoro che si può tuttora acquistare e conservare tra le grandi opere di questo artista. In un’intervista del 1975 (link: https://youtu.be/dfnAnvrb2CY?is=DENwnNYYwa9Eqij7) Bolan accennò al fatto di avere un altro libro di poesie quasi pronto e che probabilmente aveva intenzione di intitolare Wilderness of the mind, ma purtroppo quest’opera non vide mai la luce.

Con lo stesso titolo, però, uscì nel 1992 un libro biografico illustrato incentrato sulla vita e sull’opera del leader dei T. Rex, pubblicato dalle firme di John Willans e Caron Thomas.

Durante la stessa intervista, Marc parla anche della sua infanzia. Nato in una famiglia umile, a 14 anni lavorava in un banco di frutta a Soho, e seppur sognava di diventare famoso come Elvis e Marlon Brando, non avrebbe mai pensato che fosse possibile diventarlo. Per lui la cosa più difficile del successo era rimanere nel successo, e si riteneva fortunato di esserci riuscito grazie anche ai suoi fan.

Il suo primo singolo si chiamava The Wizard, ma c’era stato un mago nella sua vita? Non proprio, ma conobbe un ragazzo a Parigi che si dilettava in magia nera e magia egiziana, ed era persino capace di levitare. Fu questa l’ispirazione per la sua prima canzone, quella magia che Bolan vedeva nella musica, nelle parole e nella vita; forse fu proprio la magia, ma non quella buona, a portarlo via in quella notte del 16 settembre 1977, quando la Mini 1275 gt guidata dalla compagna Gloria Jones, finì fuori strada e si fermò contro un sicomoro, divenuto poi il Bolan Tree. Ora quell’albero non c’è più, ma il busto di Marc ad opera dello scultore canadese Jean Robillard, installato nel 2002 ed inaugurato dal figlio Roland Bolan, la pietra commemorativa e le targhe a ricordare gli ex membri del gruppo, sono luogo di interesse culturale riconosciuto dall’Ente del Turismo Britannico e sono meta di turisti che ogni giorno lasciano fiori, pensieri, foto, cigni bianchi per onorare la memoria di un artista immenso.

Io stesso ho visitato una decina di giorni fa il memoriale, e man mano che mi avvicinavo a piedi sentivo nell’aria una specie di scossa elettrica, capace di portare la mia mente a agli anni 70, in cui Marc fece veramente la rivoluzione ed entrò per sempre nei libri della storia della musica.

Ora mi piace immaginarlo in viaggio lungo un fiume infinito, a bordo di un cigno bianco, con la chitarra in spalla a cantare Get it On, immerso in una pioggia di polvere di stelle.

 

Ride a white swan, Marc 🦢 

1 agosto 2026

E.B.

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