The Damned a Barcellona: cinquant’anni di punk controcorrente

The Damned al Razzmatazz

Barcellona è una città che non ha mai avuto molta voglia di stare alle regole.

È una città con un’identità fortissima, profondamente legata alla cultura catalana, che nel corso della sua storia ha conosciuto repressione, resistenza e voglia di autodeterminazione. Durante il franchismo la lingua e la cultura catalana furono duramente represse, mentre proprio la resistenza culturale contribuì a mantenerle vive.

E poi c’è il Modernisme, con Gaudí e compagnia bella, quella voglia tutta barcellonese di prendere ciò che esiste e trasformarlo in qualcos’altro.

Insomma, se c’è una città nella quale andare a festeggiare cinquant’anni di punk, forse è proprio questa.

E se c’è una band che quei cinquant’anni li può festeggiare a modo suo, quella band sono The Damned.

Un pezzo di Londra a Barcellona

Insegna della serata al Razzmatazz

26 settembre 2026.

Poblenou.

Razzmatazz.

Già il posto meriterebbe un articolo a parte.

La sala sorge all’interno di un complesso industriale che comprendeva una fabbrica di motori e un grande edificio destinato alla lavorazione tessile. Mattoni, scale, corridoi, strutture che sembrano uscite da una vecchia fabbrica: quell’aria industriale e un po’ decadente che, invece di essere nascosta, viene esibita con orgoglio.

Poi c’è l’insegna.

Quella che sembra arrivare direttamente da un cinema di qualche decennio fa e che, evento dopo evento, cambia lettere per annunciare chi salirà sul palco.

Questa sera quelle lettere formano un nome.

THE DAMNED.

E a quel punto capisci che tutto è al posto giusto.

Prima ancora del concerto

Io e Captain Sensible

Ma la serata comincia molto prima che si spengano le luci.

Nel pomeriggio capita una di quelle cose che, quando vai a vedere una band che segui da anni, difficilmente dimentichi.

Captain Sensible passa proprio lì davanti al palco.

E io riesco a fermarlo per una foto.

Una fotografia veloce, senza grandi preparativi, ma proprio per questo ancora più bella.

Captain Sensible.

Captain Sensible prima del concerto che concede foto e autografi al pubblico

Uno dei protagonisti della storia del punk britannico.

A pochi metri da me.

A Barcellona.

Prima ancora che inizi il concerto.

E in qualche modo è già un piccolo assaggio di quello che succederà qualche ora dopo.

I Damned non sono solo una band

Ma c’è un’altra cosa che mi colpisce durante questa giornata.

I Damned non sono soltanto una band che si va a vedere.

Sono una comunità.

Una di quelle comunità strane e bellissime che si formano intorno ai gruppi che hanno attraversato decenni di musica lasciandosi dietro una scia di concerti, dischi, fotografie, storie e personaggi.

In hotel incontriamo un gruppo di inglesi che i Damned li hanno visti suonare un numero imprecisato di volte.

Gente che non è semplicemente venuta a vedere un concerto.

È gente che segue i Damned da una vita.

E per questa serata hanno preparato qualcosa di speciale.

Delle maschere con il volto di Monty Oxy Moron, il tastierista della band.

Il motivo?

Monty compie gli anni proprio a mezzanotte.

E quindi, perché limitarsi a cantargli “Happy Birthday” quando puoi trasformare il pubblico in una piccola invasione di cloni di Monty?

Le maschere vengono indossate.

E naturalmente finiscono anche sul palco.

Durante il concerto ne volano alcune verso la band.

E a un certo punto succede una scena surreale:

Dave Vanian prende una delle maschere e se la mette davanti alla faccia.

Non una volta sola.

Lo farà in diversi momenti dello show.

E così, per qualche secondo, il frontman dei Damned diventa Monty.

Se qualcuno avesse raccontato una cosa del genere prima del concerto, probabilmente avrei pensato che fosse semplicemente una delle tante follie da concerto dei Damned.

Invece è successo davvero.

Ma non sono gli unici fan arrivati da lontano.

Da Milano a Barcellona, con Phantasmagoria nel cuore

Tra il pubblico incontriamo anche due ragazze arrivate da Milano.

E basta guardarle per capire quanto sia profondo il legame con questa band.

Una delle due sfoggia un’acconciatura ispirata a Dave Vanian nell’epoca di Phantasmagoria.

L’altra è una vera appassionata di cosplay.

Ma soprattutto hanno fatto quello che ogni fan dei Damned, almeno una volta nella vita, probabilmente sogna di fare.

Sono riuscite a incontrare tutti i membri della band.

Foto con tutti.

E non si sono presentate a mani vuote.

Hanno portato con sé disegni e fotografie da regalare ai musicisti.

Non semplici souvenir.

Piccoli pezzi di passione personale trasformati in qualcosa da lasciare alla band.

Ed è proprio guardando queste persone che capisci quanto possa essere potente il rapporto tra una band e il proprio pubblico.

Cinquant’anni di musica non si costruiscono soltanto sul palco.

Si costruiscono anche nelle stanze d’albergo, nei viaggi, nei vestiti, nelle acconciature, nei disegni, nelle maschere fatte apposta per un compleanno.

E nelle persone che attraversano mezza Europa per esserci.

Niente VIP. Solo punk.

Dentro ci sono centinaia di persone.

Niente pit costruiti artificialmente.

Niente zone VIP.

Niente pacchetti speciali.

Niente transenne che separano il pubblico dai musicisti come se sul palco ci fosse qualcuno appartenente a un’altra specie.

C’è semplicemente la gente.

Chi è arrivato prima sta davanti.

Chi è arrivato dopo si arrangia.

E la musica fa il resto.

Perché il punk, alla fine, è anche questo.

Una stanza, un palco, una band e un pubblico che per un’ora e mezza dimentica tutto il resto.

È la stessa sensazione che immagini guardando le fotografie dei concerti punk della seconda metà degli anni Settanta: Londra, il Roxy, il 100 Club, i Clash, i Sex Pistols, i Ramones dall’altra parte dell’oceano.

Non importa quanto tempo sia passato.

Quella formula funziona ancora.

E poi si accendono le luci

Le luci si spengono.

Eccoli.

Dave Vanian. Captain Sensible. Rat Scabies. Paul Gray. Monty Oxy Moron.

The Damned al Razzmatazz

Cinquant’anni di storia davanti agli occhi.

I Damned sono arrivati al Razzmatazz nell’ambito del tour Final Damnation 50, la celebrazione dei cinquant’anni dalla nascita della band.

Nel 1976 erano tra i protagonisti della nascita del punk britannico e con New Rose pubblicarono quello che viene generalmente riconosciuto come il primo singolo punk britannico.

Cinquant’anni dopo, eccoli ancora lì.

E il bello è che non sembrano avere nessuna intenzione di trasformare la serata in un museo.

Dal punk al gotico e ritorno

Dave Vanian e Monty Oxy Moron

La scaletta è praticamente un viaggio dentro la storia dei Damned.

Si parte con Street of Dreams, e già qui capisci che non sarà semplicemente una celebrazione nostalgica dei primi anni.

Arrivano Wake the Dead, The History of the World (Part 1) e Stranger on the Town.

Poi Shadow of Love.

E siamo già dentro quell’universo gotico che i Damned hanno contribuito a costruire negli anni Ottanta.

Poi arrivano I Just Can’t Be Happy Today, Life Goes On, Dr. Jekyll and Mr. Hyde, Is It a Dream ed Eloise.

Punk e gothic rock si mischiano continuamente.

Non c’è una vera linea di confine.

Ed è forse proprio questa la caratteristica più affascinante dei Damned: non sono mai stati soltanto una punk band.

La scaletta lo dimostra ancora una volta.

Eloise, cover di Barry Ryan, lascia spazio a Nasty, poi a Making Time dei Creation.

E quando arrivano Ignite, Love Song e Second Time Around, il viaggio torna inevitabilmente verso le radici.

Fino a quando arriva lei.

Neat Neat Neat.

A quel punto non servono spiegazioni.

E subito dopo:

Curtain Call.

New Rose.

Il primo singolo e uno dei brani simbolo della band.

Poi una sorpresa: White Rabbit dei Jefferson Airplane.

E infine, come conclusione perfetta:

Smash It Up.

Venti canzoni.

Un’ora e mezza.

Cinquant’anni compressi dentro una stanza.

Attaccato alla balaustra

Io, nel frattempo, sono lì.

Attaccato alla balaustra.

Talmente vicino al palco da avere la sensazione che basti allungare una mano per entrare direttamente dentro la storia del punk britannico.

E con Dave Vanian che, ogni tanto, si mette davanti alla faccia la maschera di Monty, il tutto assume anche quella dose di follia che non può mancare quando sul palco ci sono i Damned.

The Damned

Ed è questa la cosa che più mi rimarrà di questa serata.

Non soltanto la scaletta.

Non soltanto i pezzi.

Non soltanto il fatto di aver visto i Damned nel loro cinquantesimo anniversario.

Ma quella sensazione fisica di essere dentro il concerto.

Dentro la gente.

Dentro il rumore.

Dentro quella confusione bellissima che esiste soltanto quando una band sale su un palco e davanti non ha migliaia di persone disperse in un’arena, ma centinaia di anime stipate nella stessa stanza.

È una sensazione che i grandi concerti moderni, con maxi-schermi, passerelle, effetti speciali e aree riservate, qualche volta fanno dimenticare.

Qui no.

Qui c’è ancora il contatto.

La band.

Il pubblico.

La musica.

Fine.

Cinquant’anni dopo

The Damned

C’è qualcosa di simbolico nel vedere i Damned suonare proprio a Barcellona.

Una città che ha conosciuto repressione e resistenza culturale. Una città che ha costruito una parte della propria identità anche attraverso il rifiuto di farsi omologare.

E il punk nasce esattamente da quella stessa necessità di non essere omologati.

Non necessariamente per dare risposte.

A volte semplicemente per dire:

io sono questo.

Cinquant’anni dopo, i Damned sono ancora qui a farlo.

Magari con qualche capello bianco in più.

Magari con qualche acciacco in più.

Ma con la stessa capacità di trasformare una stanza in un’esplosione di energia.

E allora sì.

Cento di questi concerti.

Grazie ragazzi.

Dave Vanian con il suo mitico microfono

E grazie anche a quei pazzi inglesi con le maschere di Monty, alle due ragazze arrivate da Milano con i loro disegni, le fotografie e i capelli alla Phantasmagoria, e a tutte quelle persone che continuano a viaggiare, vestirsi, creare e fare chilometri semplicemente perché una band, cinquant’anni dopo, riesce ancora a farle sentire parte di qualcosa.

Perché forse è proprio questo il vero miracolo dei Damned.

Cinquant’anni dopo, non hanno soltanto ancora un pubblico.

Hanno ancora una tribù.

E quella sera, al Razzmatazz, per un’ora e mezza, siamo stati tutti lì dentro.

Punk, gotici, vecchi fan, nuovi fan, inglesi, italiani, catalani.

Tutti nella stessa stanza.

Tutti per la stessa musica.

Neat Neat Neat.

The Damned

Ecco il link per accedere ai video del concerto sulla mia pagina YouTube. Enjoy!

The Damned al Razzmatazz

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