The Fleshtones a Ravenna: cinquant’anni di rock, un Negroni e nessuna voglia di fermarsi

The Fleshtones

Ci sono band che, dopo cinquant’anni di carriera, cominciano a guardarsi indietro. E poi ci sono i The Fleshtones, che sembrano avere ancora troppa voglia di divertirsi per perdere tempo con i ricordi.

Venerdì 30 ottobre siamo arrivati a Ravenna per festeggiare insieme a loro questo importante traguardo: mezzo secolo di garage rock, energia e attitudine rock’n’roll. La destinazione è il Bronson, un locale che promette bene già sulla carta. Ma prima del concerto c’è da sistemare una questione fondamentale: la cena.

Arriviamo in hotel, parcheggiamo e notiamo subito una pizzeria nelle vicinanze. «Sì, però magari andiamo prima a dare un’occhiata al locale». Così ci dirigiamo verso il Bronson, che però è ancora chiuso. Niente da fare, si torna alla soluzione iniziale: pizza.

Ed è proprio qui che la serata comincia a prendere una piega interessante.

Mentre siamo seduti ad aspettare le nostre pizze, compare lui: il cantante dei The Fleshtones, Peter Zaremba. Cinquant’anni di rock alle spalle e un’occasione del genere non capita tutti i giorni. Quale momento migliore per improvvisarsi intervistatori?

Mi avvicino, scambio qualche parola con lui e gli rivolgo una domanda. Ne approfitto anche per una foto ricordo. La risposta è piuttosto concisa, ma il sorriso non manca. Poi saluta e si dirige verso il locale.

Io e Peter Zaremba

Poco dopo, mentre ci incamminiamo anche noi, incrociamo pure il chitarrista della band. Ci aspettano circa 400 metri a piedi, compreso un sottopassaggio che definire inquietante sarebbe riduttivo. Diciamo che Stanley Kubrick, per girare una scena di Arancia Meccanica, avrebbe potuto tranquillamente scegliere quello.

Superato il piccolo viaggio nell’orrore, eccoci finalmente al Bronson.

Un locale raccolto, con una capienza di circa 200 persone. Di quelli che piacciono a noi: niente distanze siderali tra palco e pubblico, niente schermi giganti per vedere cosa succede a pochi metri da te. Qui il concerto te lo vivi addosso. E quando sul palco salgono i The Fleshtones, questa caratteristica diventa un valore aggiunto.

La band non sembra avere alcuna intenzione di comportarsi come un gruppo che festeggia il proprio cinquantesimo anniversario. Niente celebrazioni nostalgiche o aria da pensionati del rock. Si parte e si va dritti al punto.

Il concerto è un concentrato di energia, garage rock e rock’n’roll, con una scaletta che alterna brani del repertorio storico, nuove composizioni e qualche omaggio ad artisti che hanno lasciato il segno nella storia della musica.

Non mancano pezzi come You Gotta Love, Love, Bigger and Better e American Beat, insieme a brani più recenti come Float Your Showboat, il nuovo singolo del 2026. E poi c’è spazio anche per ricordare i Ramones, ai quali vengono dedicate due canzoni. Un omaggio più che meritato a un’altra band che ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del rock.

Ma il vero spettacolo è sul palco.

Il cantante è un autentico concentrato di vitalità: canta, si muove, gira, piroetta e sembra avere un rapporto piuttosto personale con la forza di gravità. Nel frattempo non disdegna nemmeno qualche Negroni, probabilmente considerato parte integrante della preparazione atletica.

A un certo punto continua a ripetere che quella è la festa, che la festa è proprio quella sera. «Tonight! Not tomorrow! Tonight!». E in effetti ha ragione: perché rimandare a domani quello che si può fare stasera?

La sensazione è che i The Fleshtones si stiano divertendo davvero. Non stanno semplicemente eseguendo una scaletta per celebrare una ricorrenza, ma stanno facendo quello che evidentemente amano fare da cinquant’anni: suonare, stare sul palco e coinvolgere il pubblico.

E forse è proprio questo il segreto della loro longevità.

La conferma arriva anche dalla breve chiacchierata che avevo avuto con il cantante prima del concerto.

Gli chiedo:

«50 years of rock and you are still going strong. What’s the secret?»

La risposta è semplice e disarmante:

«I don’t know what the secret is, but we have fun. We enjoy what we do».

Non so quale sia il segreto, ma ci divertiamo. Ci piace quello che facciamo.

Niente formule magiche, nessuna ricetta particolare, nessuna lezione motivazionale. Semplicemente divertirsi facendo musica. Forse non serve aggiungere altro.

La mattina successiva, durante la colazione in hotel, ritroviamo anche gli altri componenti della band. Il cantante appare decisamente più provato rispetto alla sera precedente. D’altra parte, dopo una serata a suon di rock’n’roll, piroette e Negroni, anche per lui arriva il momento di fare i conti con la realtà. Cinquant’anni di carriera non sono pochi, ma evidentemente nemmeno sufficienti per convincerlo a starsene fermo.

Usciamo da Ravenna con la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un semplice concerto celebrativo. Abbiamo visto una band che, dopo mezzo secolo, continua a salire sul palco con la stessa voglia di divertirsi e far divertire.

Perché alla fine il rock’n’roll non è una questione di età, di classifiche o di anniversari.

È una questione di attitudine.

E se dopo cinquant’anni hai ancora voglia di saltare, girare, suonare e magari berti un Negroni tra una canzone e l’altra, significa che qualcosa, evidentemente, lo stai facendo nel modo giusto.

Happy 50th, The Fleshtones. And keep on rockin’!

You gotta love, love

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